PENTECOSTE (parte 3)
Non è attesa passiva: Preghiera e unità

Come condizione preparatoria all’effusione dello Spirito, Luca non insiste tanto sulla conversione, quanto sulla necessità della preghiera. Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui, recita At 1,14. In questo atteggiamento di raccoglimento troviamo, appunto, la comunità apostolica in attesa nel cenacolo. La relazione che Luca pone fra preghiera e ricezione dello Spirito richiama il Battesimo di Gesù al Giordano (Lc 3,21-22) e suggerisce anche un’attesa consapevole del fine e del mezzo più adeguato per conseguirlo. E’ una preghiera assidua, costante, come espresso dall’imperfetto in forma perifrastica del verbo proskarteréo, che significa ‘insistere’, in modo risoluto, quasi ostinato, secondo l’insegnamento del Maestro sulla domanda dello Spirito al Padre (Lc 11,13). Lo Spirito Santo si ottiene solo dedicandosi con fervore e costanza alla preghiera. L’attesa non è passività, ma richiede un movimento dell’anima protesa verso l’alto. La risposta alla tensione dal basso verso l’alto è la discesa dall’alto verso il basso, di ciò che il Padre ha promesso.
L’altra condizione imprescindibile perché la pentecoste si verifichi è espressa dall’avverbio omothymadòn (‘concordemente, unanimemente’). Esso esprime l’idea della comunione che deve unire il gruppo in attesa dell’effusione. L’avverbio esprime anche l’unanime consapevolezza dell’essenza e dell’importanza del dono richiesto.
Il compimento della promessa
La prima pentecoste cristiana è considerata da Luca una realtà così determinante per la Chiesa da richiedere un intero capitolo di introduzione, At 1 il quale funge da cornice storica all’avvenimento che segnerà la nascita ‘pubblica’ della comunità cristiana. La Pentecoste è stata definita ‘il battesimo della Chiesa’, come il battesimo del Messia aveva inaugurato il suo ministero palestinese…. Il giorno di Pentecoste inaugura il tempo dello Spirito, della Chiesa e della sua missione, che Gesù aveva preannunciato.
L’arrivo dello Spirito
Lo Spirito Santo giunge nel fragore del vento e nella visione del fuoco. Secondo una visione ancora antropomorfica della divinità, nelle teofanie veterotestamentarie Yahweh si rendeva presente negli elementi naturali: il frastuono delle onde del mare (Sal 65,8), la furia della tempesta (Sal 50,3; Ger 23,19; Na 1,3), il fragore del tuono (Sal 104,7; Ez : 10,5; Es 19,19), il vento impetuoso (1Re 19,11; Is 66,15). In particolare la manifestazione e l’essenza divine sono espresse dall’elemento fuoco (caratteristico l’episodio del roveto ardente, che, pur bruciando, non si consuma, Es 3,2). I segni esterni che caratterizzano la Pentecoste cristiana sono solo una indicazione del miracolo vero, che è l’intervento di Dio. Il prodigio non sta tanto nel superamento delle leggi degli elementi naturali, ma nel fatto che Dio è presente in essi con la potenza del suo Spirito. La sensazione che il vento riempia tutta la casa suggerisce un vigoroso irrompere del divino in uno spazio umano, che avvolge ogni realtà presente. Del resto già il Battista aveva proclamato riguardo al Messia: egli vi battezzerà in Spirito santo e fuoco (Lc 3,16 // Mt 3,11 // Gv 1,33 // At 11,16). Usando il verbo baptizo gli evangelisti hanno bene in mente che si tratta di una immersione totale nella potenza soprannaturale.
Lo Spirito di Dio arriva con il suo corredo di doni straordinari: la glossolalia; la profezia, il dono delle guarigioni e dei miracoli, il dono di leggere nei cuori, la parresia, cioè l’annuncio senza alcun timore della morte e resurrezione del Cristo. Di quest’ultimo dono gli apostoli daranno bella prova davanti al sinedrio degli ebrei e ai tribunali pagani; esso li accompagnerà nella loro missione fino ai confini della terra.
La Pentecoste è un evento unico?
La Pentecoste non è un evento unico relegato alla chiesa primitiva. Esso si ripeterà ogni volta che i fedeli si riuniranno e chiederanno l’assistenza dello Spirito (cfr. At 4,23-31) e accompagnerà l’annuncio del Cristo da parte dei discepoli (cfr. At 8,16-17, l’attività missionaria di Filippo in Samaria e il battesimo dei Samaritani; At 10, il battesimo del centurione Cornelio; At 19,1-7, l’incontro di Paolo con i seguaci di Giovanni ad Efeso). E’ la libertà di azione dello Spirito Santo, la cui effusione non solo non resta vincolata al cenacolo di Pentecoste in Gerusalemme e al popolo giudeo: il prodigio si ripeterà ogni volta che la sapienza divina riterrà necessario intervenire a favore della prima Chiesa per la sua difesa o la sua espansione in vista della diffusione del Regno. Lo Spirito di Dio accompagna anche noi oggi, solo che lo desideriamo e lo chiediamo, perché è la promessa che caratterizza la nuova alleanza (Rm 2,29; 2Cor 3,6) e Dio non viene meno alle sue promesse.
By L. Lucci, Testimoni del Risorto, Villa Verucchio (RN) 2008
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