Quaresima, Tempo dell’amore divino

Con l’aiuto del profeta Osea abbiamo appena considerato il sentimento di amore paterno del Signore, sperimentato da Israele durante i quarant’ anni di deserto. Di questo amore il profeta ci mostra un’altra sfaccettatura, quella sponsale, alle cui vicende il deserto fa da scenario.
L’amore sponsale
Attraverso le immagini del suo matrimonio fallito e risanato, Osea descrive l’Alleanza stipulata nel deserto in un vincolo intimamente personale e amoroso: Dio è lo sposo e il suo popolo la sposa infedele. Come nel vincolo coniugale, le due qualità preminenti dell’alleanza sono: il legame d’amore e la fedeltà risoluta, ma dopo l’ingresso nella terra promessa, il popolo si è ripetutamente allontanato dal suo Dio, volgendosi agli idoli pagani. Il peccato di apostasia è spesso reso dal profeta con l’immagine della prostituzione:
…. il paese non fa che prostituirsi (Os 1,2)
Si è alleata agli idoli Efraim….si sono dati alla prostituzione, han preferito il disonore alla loro gloria (Os 4,16-18)
Il grande peccato di Israele è l’idolatria, che è cercare la gioia fuori del suo Dio. Ma il Signore non si rassegna a perdere l’amata e continua a richiamarla con premura amorosa, della quale sono ugualmente espressione le minacce di castigo (Os 11,5-6; 2,14). Anche la correzione e la minaccia della punizione sono mosse da amore, perché, come in ogni amore sincero, esse sono finalizzate al bene: dopo il castigo Dio perdonerà. Non vendetta spietata, ma correzione, perché Dio non è un uomo. Ciò che lo Sposo massimamente desidera è la restaurazione dell’amore di Israele verso di Lui:
Come potrei abbandonarti, Efraim, come consegnarti ad altri, Israele?…Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione. Non darò sfogo all’ardore della mia ira, non tornerò a distruggere Efraim (11,8).
Per realizzare il suo progetto di amore con la sua sposa, è necessario un nuovo soggiorno nel deserto, perché ella possa riscoprire l’affetto di cui Dio l’aveva già una volta circondata:
…ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. E avverrà in quel giorno…mi chiamerai: marito mio…Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nella benevolenza e nell’amore, ti fidanzerò con me nella fedeltà e tu conoscerai il Signore (2,16-22)
La riconciliazione passa per il deserto. Già una volta Israele vi ha soggiornato e, nonostante le sue infedeltà, vi ha sperimentato le meraviglie dell’ amore tenero di un Padre (la manna; le quaglie; l’acqua dalla roccia). Il cibo e l’acqua miracolosi e, soprattutto, il dono dell’Alleanza contrassegnano il periodo del deserto come il tempo del fidanzamento, dell’idillio tra Dio e il suo popolo. Dopo l’adulterio, nel progetto divino il deserto sarà nuovamente il tempo del fidanzamento, perché è in quel luogo di silenzio e solitudine che Egli si rivela in un modo nuovo; in quel luogo propizio alla preghiera e all’ascolto Lui può parlare al cuore dell’amata e operarne il rinnovamento interiore. Egli stesso circonciderà il cuore di Israele, in modo che possa amare il suo Creatore con tutta la forza:
Il Signore tuo Dio circonciderà il tuo cuore e il cuore della tua discendenza, perché tu ami il Signore tuo Dio con tutto il cuore e con tutta l’anima e viva (Dt 30,6),
Dio gli darà un cuore nuovo, un cuore di carne al posto del cuore di pietra (Ez 26,25); un cuore capace di conoscerlo (Ger 24,7) e riamarlo. I giorni dell’esodo vengono gloriosamente ripetuti e l’Alleanza viene intensificata assumendo i tratti dei vincoli matrimoniali; le prove avranno termine e sarà assicurata tra Dio e la sua sposa una unione definitiva:
Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nella benevolenza e nell’amore, ti fidanzerò con me nella fedeltà e tu conoscerai il Signore (2,21-22)
C’è una grande ricchezza teologale in questi ultimi versetti: essi descrivono la ricca dote che lo sposo porta in dono alla sposa. Le mani di questa adultera sono vuote, perché non ha più nulla di buono in sé, ma Dio stesso le riempirà nuovamente di perle preziose: le restituirà quella rettitudine morale che produce pace e benessere (‘diritto’); la capacità di osservare integralmente i precetti divini della legge (‘giustizia’); le donerà viscere di bontà e grazia (‘benevolenza’); e quell’affidabilità nelle relazioni, che aveva perduta (‘fedeltà’). In questo modo conoscerà il Signore, cioè ne farà esperienza intima e gratificante. (CONTINUA)
Laila Lucci,
Bible Teacher and professor of Hebrew Bible and S. Writing at the ISSR Rimini is the author of several essays and books, among whic are included: Witnesses of the Risen.
Paths of Lucan pneumatology, Pazzini, Verucchio (RN) 2007
Commentary to exegetical-theological “Wisdom Books” in The Bible VVV, S. Paul, Cinisello Balsamo 2009;
Introduction, translation and commentary on Joel, S. Paul (NVAT), Alba 2011;
Introduction, translation and commentary on Amos, S. Paul (NVAT), Alba 2012
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